“ Ogni treno ha un solo destino: partire una volta ancora…
Per le nostre ALn è l’ultima e il modo migliore per onorarle è vivere questo viaggio fino alla loro ultima corsa. ”
consigli!!
13 giugno 2026
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Una Storia… Sui binari della Ferrovia Ferrara – Suzzara
Attraverso i rotabili storici preservati dall’Associazione Ferrovia Suzzara-Ferrara è possibile raccontare una parte significativa della storia di questa singolare ferrovia in concessione che interessa i principali centri dell’Oltrepò Mantovano e della porzione occidentale del territorio ferrarese. Territori che si schiudono tra i possenti argini del Po e le antiche valli che solcavano la Pianura padana, aree umide che, una volta bonificate, hanno dato origine ad una dinamica produzione agricola che si qualifica come una delle principali spinte alla realizzazione, negli ultimi decenni dell’Ottocento, di una ferrovia che connettesse questi rilevanti centri e fungesse da cucitura tra alcune importanti direttrici nazionali in corso di realizzazione. Una vocazione che viene interpretata nell’ultimo quarto del XIX secolo dalla provincia di Mantova, che si vede assegnare dal governo la concessione per la realizzazione di una ferrovia che congiungesse Ferrara e Suzzara, toccando i centri agricoli della sponda destra del Po di Bondeno, Sermide, Poggio Rusco, Quistello e San Benedetto Po. Risale al 1888 l’inaugurazione della linea, dalle caratteristiche moderne ed attrezzata da potenti locomotive a vapore, articolate in tre serie di distinta tipologia in grado di rispondere alle diverse esigenze del traffico, vaporiere che ne domineranno il panorama fino alla soglia degli anni Trenta quando la modernizzazione irrompe prepotentemente in questo scorcio di pianura, determinando cambiamenti sociali, economici e politici di cui la ferrovia Suzzara-Ferrara si fa interprete, testimone e soprattutto catalizzatore. È così possibile narrare, attraverso la parabola di questa ferrovia, alcuni importanti avvenimenti storici utilizzando un punto di vista inedito e assumendo degli ugualmente inediti protagonisti.

ALn 72.03
L’ALn 7203 a riposo sui binari di sermide il 21 marzo 1978
Data: 21 Marzo 1978
Autore: Gian Guido Turchi
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le littorine degli anni Trenta
L’impatto del Martedì nero di Wall Street nell’economia italiana si iscrive in un frangente di grande dinamismo innovativo per l’industria meccanica leggera: le grandi fabbriche nazionali – tra esse spiccano la FIAT e la Breda – stavano riconvertendo la produzione dopo la parentesi bellica e grande vigore assumeva lo studio di soluzioni tecniche da applicare ad usi civili e fra essi le tecnologie e le applicazioni per il settore ferrotranviario.
Parallelamente, il panorama ferroviario nazionale si scontra con anni di radicale e necessaria ristrutturazione: la comparsa di nuove soluzioni riduce il gap tecnologico tra le ferrovie economiche e le tranvie extraurbane a vapore di impianto ottocentesco ed altre modalità di trasporto, prima fra tutte quella stradale. Per sopperire alla crescente concorrenza di torpedoni equipaggiati da motori a scoppio sempre più performanti su percorsi anche acclivi – un tempo appannaggio esclusivo di ferrovie e tranvie – occorre studiare nuove soluzioni che affianchino le innovazioni tecniche ad una nuova modalità di gestione dell’esercizio ferroviario che consenta di limitare le spese, drenare risorse per investimenti in potenziamento tecnologico delle linee e rispondere alla concorrenza automobilistica con l’impiego di rotabili più performanti che sappiano abbattere i tempi di percorrenza.
Nell’ambito delle linee secondarie non elettrificate la risposta a questi interrogativi assume i contorni della “littorina”, mezzo leggero a carattere modulare che si fregia degli sviluppi precedenti nel settore aeronautico: casse in lega leggera, struttura modulare per rispondere a diversificati bisogni di traffico, l’utilizzo della propulsione a scoppio con alimentazione a gasolio, benzina o metano, fino a sperimentare in anni successivi il gasogeno, che garantiscono prestazioni maggiori rispetto al meno efficiente (ed autarchico) carbone che alimenta le locomotive a vapore.
Anche la ferrovia Suzzara-Ferrara, nell’ottica di assecondare le mutate esigenze di traffico che vedono lo sviluppo del pendolarismo ed una generalizzata crescita della domanda, si dota di questi innovativi veicoli, passando alla FIAT di Torino l’ordine per quattro nuove automotrici del tipo ALn 72: grazie all’introduzione, nel 1936, di questi veicoli, è possibile avviare i collegamenti diretti tra Mantova e Ferrara sfruttando parte dei binari FS e parallelamente abbattere in maniera significativa i tempi di percorrenza della linea conseguendo un netto risparmio sui costi di esercizio rispetto alla trazione a vapore.
ALn 56.136 FSF
La vettura è ritratta mentre effettua un diretto senza trasbordo Mantova-Ferrara, ritratta in piena linea presso Suzzara
Data: 24 Agosto 1976
Autore: Alessandro Muratori
(La vettura la vedremo esposta durante la gita)
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Le littorine durante la Ricostruzione
Le doti di robustezza e contemporanea leggerezza di questa tipologia di rotabili spingono FSF a prendere in considerazione l’aumento della dotazione di littorine anche nel dopoguerra, per accelerare la ricostruzione e la spedita ripresa del servizio, assicurare comunicazioni più celeri possibili, uniformare la manutenzione ed al contempo abbattere i costi di gestione con il sacrificio della trazione a vapore: la società si rivolge al ricco mercato dell’usato da cui proviene una coppia di automotrici del tipo ALn 56, realizzate dalla FIAT nel 1935 ed originariamente alimentate a benzina, numerate rispettivamente 119 e 136. Alle officine sociali di Sermide spetta il compito del riassetto di queste littorine che, nel caso della ALn 56.136 prevede anche un allungamento della cassa onde ospitare le maggiori dimensioni del nuovo motore a gasolio.
Le littorine sapranno distinguersi per le loro qualità anche nei decenni successivi quando la stessa FSF, profittando di dismissioni e chiusure di impianti, reperirà ulteriori tipologie di questo innovativo veicolo: dalla cessata gestione TBPM delle tranvie extraurbane Bologna-Pieve di Cento e Bologna-Malalbergo provengono due unità di ALn 56 a singolo motore permanentemente accoppiate dalle officine di Sermide e perciò soprannominate “Gemelline”, mentre dalla dismissione dal parco FS l’amministrazione ferroviaria padana ricava cinque esemplari di ALn 556 attrezzate al comando multiplo di più unità da un singolo banco di guida; si tratta degli esemplari numerati 1230, 1236, 1277, 1289, 1292 realizzate dalla FIAT nel 1937 e giunte ad inizio anni Settanta sui binari FSF, presso cui svolgono un ancora degna carriera fino al termine del successivo decennio.
Tra i rotabili assimilabili alle littorine recuperati a nuova vita dopo la Seconda Guerra Mondiale dalla ferrovia Suzzara-Ferrara anche un’automotrice prodotta dall’industria ungherese Ganz: realizzata nel 1932 per la trasformazione alla trazione termica della ferrovia Massalombarda-Imola-Fontanelice, l’automotrice si ritrova improvvisamente priva di occupazione alla luce della chiusura della ferrovia lungo la vallata del Santerno a causa degli ingenti danni inflitti dalla guerra. Negli anni della ricostruzione, FSF si interessa all’acquisto di questa particolare “littorina” magiara, dotata di un singolo propulsore dalla capacità piuttosto limitata, per riattivare il traffico merci dopo i disastri della guerra. Concluso l’acquisto, l’automotrice Ganz viene sottoposta ad una perigliosa ricostruzione che ne sacrifica l’arredamento interno ed attua profonde modifiche dal punto di vista meccanico, dal momento che FSF ne prevede l’impiego per la trazione dei treni merci di composizione più leggera, compito assolto per circa un ventennio a partire dalla metà degli anni Sessanta, quando il riassetto del veicolo è finalmente concluso.
Dalle soppressioni che interessano negli anni del Dopoguerra le ferrovie italiane proviene anche una locomotiva di origine tedesca che FSF si assicura alla fine degli anni Sessanta. Negli anni della Ricostruzione l’impresa della ferrovia della Val Seriana spicca una commessa di due locomotive a gasolio destinate tanto al disbrigo del traffico viaggiatori che alla trazione dei pesanti treni merci. Come molte altre amministrazioni ferroviarie, anche FVS viene ben presto colpita dalla scure della soppressione, motivata dalla comparsa di nuovi concorrenti automobilistici, dallo stato d’usura della linea e dalla precarietà del bilancio conseguente ad un traffico che subisce la concorrenza privata. Si tratta di una delle contraddizioni insite in una prodigiosa (per dimensioni) quanto talvolta avventata (per tempismo e metodi) impresa di ricostruzione, contraddizioni che vengono al pettine quando il boom economico lascia intravedere un futuro più roseo dopo gli stenti della ricostruzione postbellica. Chiusa momentaneamente senza troppi rimpianti la ferrovia bergamasca, è la Suzzara-Ferrara ad assicurarsi alla fine degli anni Sessanta le prestazioni di queste due potenti macchine diesel realizzate dalla tedesca Deutz, locomotive che andranno a potenziare il parco macchine destinato alla trazione dei treni merci della linea. Con l’arrivo di questi due possenti esemplari si chiude idealmente il lungo processo di ricostruzione e rinascita che aveva interessato la ferrovia padana, salvaguardando la Suzzara-Ferrara in un panorama che inquadra le linee concesse di tutt’Italia in una situazione tutt’altro che rosea


ALn 556.1236 FSF
Oltrepassata la fermata di Senatica di Bondeno, l’ALn 556.1236 del locale del tardo pomeriggio Ferrara-Sermide corre veloce fra i campi coltivati.
Data: 11 Agosto 1982
Autore: Alessandro Muratori
(la vettura è preservata da Fondazione FS)
GANZ M.52 FSF
La vettura è ritratta a riposo sui binari di Sermide
Data: 21 Marzo 1978
Autore: Gian Guido Turchi
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Tra i rotabili assimilabili alle littorine recuperati a nuova vita dopo la Seconda Guerra Mondiale dalla ferrovia Suzzara-Ferrara anche un’automotrice prodotta dall’industria ungherese Ganz: realizzata nel 1932 per la trasformazione alla trazione termica della ferrovia Massalombarda-Imola-Fontanelice, l’automotrice si ritrova improvvisamente priva di occupazione alla luce della chiusura della ferrovia lungo la vallata del Santerno a causa degli ingenti danni inflitti dalla guerra. Negli anni della ricostruzione, FSF si interessa all’acquisto di questa particolare “littorina” magiara, dotata di un singolo propulsore dalla capacità piuttosto limitata, per riattivare il traffico merci dopo i disastri della guerra. Concluso l’acquisto, l’automotrice Ganz viene sottoposta ad una perigliosa ricostruzione che ne sacrifica l’arredamento interno ed attua profonde modifiche dal punto di vista meccanico, dal momento che FSF ne prevede l’impiego per la trazione dei treni merci di composizione più leggera, compito assolto per circa un ventennio a partire dalla metà degli anni Sessanta, quando il riassetto del veicolo è finalmente concluso.
Dalle soppressioni che interessano negli anni del Dopoguerra le ferrovie italiane proviene anche una locomotiva di origine tedesca che FSF si assicura alla fine degli anni Sessanta. Negli anni della Ricostruzione l’impresa della ferrovia della Val Seriana spicca una commessa di due locomotive a gasolio destinate tanto al disbrigo del traffico viaggiatori che alla trazione dei pesanti treni merci. Come molte altre amministrazioni ferroviarie, anche FVS viene ben presto colpita dalla scure della soppressione, motivata dalla comparsa di nuovi concorrenti automobilistici, dallo stato d’usura della linea e dalla precarietà del bilancio conseguente ad un traffico che subisce la concorrenza privata. Si tratta di una delle contraddizioni insite in una prodigiosa (per dimensioni) quanto talvolta avventata (per tempismo e metodi) impresa di ricostruzione, contraddizioni che vengono al pettine quando il boom economico lascia intravedere un futuro più roseo dopo gli stenti della ricostruzione postbellica. Chiusa momentaneamente senza troppi rimpianti la ferrovia bergamasca, è la Suzzara-Ferrara ad assicurarsi alla fine degli anni Sessanta le prestazioni di queste due potenti macchine diesel realizzate dalla tedesca Deutz, locomotive che andranno a potenziare il parco macchine destinato alla trazione dei treni merci della linea. Con l’arrivo di questi due possenti esemplari si chiude idealmente il lungo processo di ricostruzione e rinascita che aveva interessato la ferrovia padana, salvaguardando la Suzzara-Ferrara in un panorama che inquadra le linee concesse di tutt’Italia in una situazione tutt’altro che rosea


GANZ M.52 FSF
M.52 FSF in sosta a Sermide. Aveva da poco subito l’ultima grande revisione nelle officine sociali
Data: 17 Maggio 1976
Autore: Alessandro Muratori
LD 62 e 220.051 FSF
LD 62 e 220.051 FSF, ancora in livrea “Valcamonica”, a Sermide.
Data: 26 Giugno 1999
Autore: Alessandro Muratori


ALn 668.10 FSF
Diretto Mantova-Ferrara svolto dalla ALn 668.10 FSF ancora con le griglie verdo del sottocassa, in uscita dal capoluogo virgiliano.
Data: Ottobre 1976
Autore: Alessandro Muratori
ALn 668.12 FSF
La vettura in foto parte dal primo binario della stazione Virgiliana ancora allo stato d’origine, per effettuare un diretto senza trasbordo alla volta di Suzzara & Ferrara
Data: 13 Maggio 1976
Autore: Alessandro Muratori


ALn 668.05 FSF
Treno del Pesaro-Cremona con ALn 668.05 FSF in testa, presso San Benedetto Po.
Data: 10 Luglio 1979
Autore: Alessandro Muratori

IL TRENO CHE DISEGNA IL FUTURO.
Come le automotrici ALn 668 e ALn 663 hanno “salvato” la ferrovia Suzzara-Ferrara
Quando l’Italia esce dall’immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale, il panorama che offrono gli svariati chilometri di ferrovie concesse racconta di degrado, distruzione e desolazione. Ai problemi di sussistenza finanziaria che caratterizzavano il settore già prima della guerra – cui il regime fascista aveva provato a rispondere con le politiche autarchiche e l’introduzione di rotabili dalla gestione più economica come le littorine – si sommano ora i danni materiali che bombardamenti, battaglie e attentati avevano arrecato al sistema. A questo desolante quadro non sfugge la ferrovia Suzzara-Ferrara, tra le linee concesse che per prime avevano intuito il vento del cambiamento nel settore dei trasporti negli anni Trenta. Complice la sua funzione di cucitura tra diverse importanti linee nazionali, l’amministrazione ferroviaria padana sfugge alla “tagliola” che, terminata una precaria ricostruzione, il Ministero dei Trasporti impone con la legge di riordino delle concessioni ferroviarie nel 1952: una legge che sacrifica le linee di scarsa (o presunta tale) produttività per drenare risorse da accordare ai concessionari più dinamici, che vedono aumentare le sovvenzioni per far meglio quadrare dei bilanci cronicamente passivi ma che possono ora accendere mutui con lo stato per il rinnovo di impianti e materiale rotabile messi a dura prova dagli anni di guerra. Anni in cui, nel migliore dei casi, la scarsa manutenzione aveva arrecato danni talvolta ben maggiori delle distruzioni belliche dolose alla consistenza dell’esercizio ferroviario. Vistasi approvare nel 1957 il piano di riordino dal Ministero dei Trasporti, la Società Anonima Ferrovia Suzzara-Ferrara sfrutta l’occasione per sviluppare un progetto ambizioso di crescita che si pone obiettivi ben maggiori della semplice sopravvivenza della linea. Nel 1959 viene consegnato il primo lotto di nuove automotrici tipo ALn 668, rotabili analoghi a quelli che le Ferrovie dello Stato stanno sperimentando sulle linee a basso traffico della propria rete. Grazie a questa prima fornitura, comprensiva di rimorchiate pilota Ln 664, FSF può avviare – sulla scorta di esperimenti precedenti – il primo di una rete di cosiddetti “treni del mare” che nei successivi trent’anni costituiranno la fortuna della linea ferroviaria padana. Nasce in questo modo il diretto Mantova-Rimini, che permette per la prima volta agli abitanti della piana del Po lontani dalle grandi direttrici nazionali di traffico di assaporare il gusto delle vacanze al mare. L’invenzione del primo treno del mare arriva in un’Italia che sta sperimentando i primi svaghi del boom economico, un’Italia dove mancano ancora le autostrade – l’Autostrada del Sole sarà completata nel 1964, l’Autostrada Adriatica fino a Rimini nel 1966 – in cui il treno è ancora protagonista nei viaggi a lungo raggio. Un’invenzione potente, quella del treno del mare, resa possibile dall’introduzione massiccia di questa innovativa tipologia di automotrice, la cui produzione si articolerà su più serie nell’arco di oltre venticinque anni. Nel 1960 al treno da Mantova viene aggiunta una sezione da Brescia, riunita al convoglio principale nella stazione intermedia di Poggio Rusco: il successo dell’invenzione sarà tale che nel 1968 i due treni vengono resi indipendenti. Nel frattempo la dotazione di nuove automotrici aumentava, con l’introduzione in servizio delle due ALn 668 del secondo tipo, una delle quali altro non era che un prototipo realizzato dalle Ferrovie dello Stato per mettere a punto i carrelli che sarebbero stati del futuro Pendolino: FSF non si lascia sfuggire l’occasione di dotarsi di questa unità, acquisendone pure una gemella per potenziare ulteriormente la sua flotta. È infatti all’orizzonte, siamo nel 1970, l’avvio di un terzo e sempre più prestigioso treno del mare, la Freccia Orobica, che sull’onda dell’entusiasmo dell’opinione pubblica dall’estate 1970 collega Bergamo e Pesaro attraverso la ferrovia padana. La vitalità ed il dinamismo assicurati dai treni del mare al traffico della linea allontanano i numerosi tentativi di iscrivere la ferrovia Suzzara-Ferrara tra i “rami secchi”. Di più, i treni del mare rappresentano un polmone finanziario grazie al quale è possibile mantenere e potenziare nel corso degli anni la consistenza della linea, aggiornando sia il materiale rotabile sia l’armamento che i sistemi di sicurezza dell’esercizio. Un nuovo ciclo si apre in questo senso nel 1986 quando la legge finanziaria dello Stato assicura a FSF (nel frattempo divenuta una gestione commissariale governativa) nuovi stanziamenti con cui realizzare il sistema di controllo del traffico CTC, attuare rilevanti varianti di tracciato tese ad aumentare la velocità, acquistare le nuove automotrici del tipo ALn 663, mentre a Sermide e Bondeno vengono realizzati rispettivamente un nuovo deposito-officina con annessa stazione da un lato ed un impianto radicalmente nuovo dell’altro. Con questi interventi, messi a terra tra fine anni Ottanta e inizio anni Novanta, la ferrovia Suzzara-Ferrara sfugge ad una nuova ondata di soppressioni di “rami secchi” e giunge con rinnovato vigore a fine secolo, quando la linea padana, unitamente ad altre ferrovie a carattere regionale, entra nell’orbita di un piano di ristrutturazione della disciplina dei trasporti in cui le ferrovie di interesse regionale vengono conferite agli Enti locali con funzioni di trasporto pubblico locale: scompaiono le vecchie concessioni governative, sostituite dai contratti di servizio di trasporto pubblico mentre un nuovo gestore regionale si profila all’orizzonte, l’impresa Ferrovie Emilia Romagna. È così FER, nel 2002, a rilevare il complesso di servizi ed automotrici della ferrovia Suzzara-Ferrara, e con essa i treni del mare che, pur tra soppressioni e ristrutturazioni, sopravvivono ancora oggi con l’elettrificazione della linea che a partire dal maggio 2026 ha definitivamente cambiato i connotati della ferrovia e segnato il tramonto di una tipologia di mezzi, le automotrici ALn 668 e ALn 663, che hanno simboleggiato una stagione unica di modernità tecnica e di gestione illuminata di una ferrovia secondaria in concessione.
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